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Il mattino
Daniele libero: pensavo che mi uccidesse
/lastrogiacomo racconta la prigionia nelle mani dei Taleban, «Grazie a tutti». Prodi: una grande"
II gioco
di squadra
VlTTORIO DELL'UVA
Daniele libero: pensavo che mi uccidesse
/lastrogiacomo racconta la prigionia nelle mani dei Taleban, «Grazie a tutti». Prodi: una grande
II gioco
di squadra
VlTTORIO DELL'UVA
kAiinr,, a lungo occultate, am-
plil'icano il sollievo collettivo
r l;i liberazione di Daniele Ma-
"Hiiicomo. La sua foto puo
.rrc rimossa dalla facciata del
inpidoglio,lasuafirmaricom-
rc da oggi sulla prima pagina
I ,;i lU'pubblica. Dopo emozio-
|)iu die legittime, i ritmi della
'ov;ilti normalitasifannod'im-
ivviso vfloci anche se non
iiic.iik) preavvisi di qualche
riiiiso c inopportune colpo di
Daniele Mastrogiacomo e libero e gia oggi torne-
ram Italia. Dopo quindici giorni e fmito 1'incubo
per 1'inviato di Repubblica che ha raccontato la
prigionia nelle mani dei Taleban, sempre incate-
nato fino a quando lo hanno consegnato a
Emergency, dopo lo scambio con cinque terrori-
sti, tra cui il fratello dello sceicco Dadullah. 11
reporter ricorda il momento dell'uccisione del
suo autista, ritenuto una spia. «L'ho visto decapi-
tare, e stato tembile. Tremavo, pensavo adesso
tocca a me. Mi hanno messo in ginocchio con Ie
mani legate dietro e con la benda che non era
messa bene sugli occhi, forse proprio perche
vedessi tutto. In momenti come questi ho
temuto di essere ucciso, come il giorno del
sequestro, quando mi hanno ferito,con il calcio
del kalashnikov sulla schiena e sulla tesfa». II
capo dello Stato Napolitano paria di una «straor-
dinaria comunanza di sforzi, a cominciare dal
governo e dal premier, con 1'appoggio di tuttele
tbrze politiche». Prodi: una grande gioia. La Cdl,
con la Bonino, boccia la proposta di Fassino di
ammetlcrc i Taleban al lavolo della pace.

IN MOSTRA DA LIA RUMMA
Nairn, un dedalo disolitudini nei Cairo di ofigi
ViNCENZO trionb
la galleria di Lia Rumma (in via Vannella Gaetani, 12), dove stasera sara inaugurata la mostra di Sabah Nairn, e stata trasforma-ta in una foresta di veli. Un labirinto leggerissimo, in cui si sfiorano ambiti diversi: con abilita, una dimensione docu-mentaria viene saldata con un'attitudine poetica.
All'origine dell'installazione presenta-ta vi e un'attenta ricognizione del reale:
uno scavo dentro scrigni pubblici e priva-ti. Sorretta da una sincera tensione civile e sociale, la quarantenne artista egiziana -invitata, nella sezione «Smottamenti», del-1'ultima edizione della Biennale di Vene-zia, tra Ie protagoniste della prestigiosa rassegna intitolata «Africa Remix» (tenuta-si al Museum Kunst Palast di Dusseldorf alia Hayward Gallery di Londra, al Centre Georges Pompidou di Parigi e al Mori Art Museum di Tokyo) - muove sempre da attente ricognizioni urbane. Lontana dal rigorismo concettuale, in linea con molte «voci» della sua generazione, non vuole ripetere i modelli cari al minimalismo. Con forza, awerte il bisogno di comunica-re, recuperando i modi di un'arte s'ensibile alia sfera dei contenuti, nella prospettiva di un sofisticato verismo.
Si colloca in una posizione obliqua rispetto ai fenomeni, per soffermarsi pre-valentemente su indizi minimi: su episodi e barlumi, su inciampi e passaggi a vuoto. Ma, soprattutto, su volti. La Nairn scatta fotografie a personaggi fortuitamente in-contrati nei corso di lunghe passeggiate. Questo lavoro rabdomantico si Integra con il desiderio di «ripercorrere» i territori della mernoria: si recuperano ritagli di giornali e vecchi album di famiglia.