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fiera del Ubro del Sud Italia.
Liguori prende Ie distanze dai modelli che spesso gli vengono suggeriti (il Fesdval della letteratu-ra di Mantova o la fiera della picco-la e media editoria di Roma), e rivendica con orgoglio il primato napoletano della formula degli eventi: «Siamo stati i primi a creare gli eventi collateral! alia fiera, e anche la formula degli spettacoli a fine giornaia, fin dalla prima edi-zione. Mantova e una realta diver­
se, pci u yuale ••ia locanon e stata un successo'>. «Bilancio tuno positi­ve" anche per Raimondo Di Maio di Dante & Descartes, mentre per Mario Guida 1'obiettivo per otti-mizzare i risultati e avere «piu espositori qualificati e una segnale-tica piu incisiva e visibile». Fiducio-sa per il future Simona Marino di Filema: «La priorita - dice - e far ritornare quegli editori che sono andati via. E credo che il tarn tarn positive tra gli addetti ai lavori portera i suoi frum».
e barlumi, su inciampi e passaggi a vuoto. Ma, soprattutto, su volti. La Nairn scatta fotografie a personaggi fortuitamente in-contrati nei corso di lunghe passeggiate. Questo lavoro rabdomantico si Integra con il desiderio di «ripercorrere» i territori della memoria: si recuperano ritagli di giornali e vecchi album di famiglia

il molo delParcheoloma
iato fondi alia Ong siciliana «Ciss» gestirlo attraverso il suo ufficio di °, di cui e responsabile un napoleta->imo Alone.
icia di Napoli fa cooperazione con a questa terra, la Palestina, significa qualcosa in piu per tutti noi - ha detto il presidente Di Palma a margine della cerimonia - per-che la questione palestinese e centrale. Ognurio di noi deve fare qualcosa per questa parte delmondo». L'aperturadelnuo-vo edificio dell'istituto di arche-ologia fornira agli studenti pale-stinesi importanti opportunita di formazione al lavoro ma an­
che una maggiore conoscenza del vasto patrimo-nio di beni culturali che offrono Cisgiordania e Striscia di Gaza.
La Provincia di Napoli da ben cmque anni
sostiene il Ciss nei suoi progetti nei beni culturali in Palestina e questo impegno di recente si e ulteriormente intensificato grazie all'assessore D'Aimmo, frequentatrice per ragipni di studio e di interesse personale della Terra Santa. E da sottoli-neare peraltro che la Provincia di Napoli, assieme a quelle di Roma e Milano, ha svolto un ruolo decisivo nell'apertura nella citta vecchia di Geru-salemme del «Cac» (Community Action Center) dell'universitaAl-Quds che garantisce assistenza a vari livelli a migliaia di residenti palestinesi. Una serie di attivita che, ha detto Di Palma, hanno ricaduie positive anche nella provincia di Napoli.

NTI TUTTE LE SPECIE SCOPERTE NEGLI SCAVI
antichi Orti di Pompei
modo che i visitatori meno esperti di botanica possano comprendere di quale varieta si tratta». In effetti nell'Orto sara continuata 1'opera di salvaguardia della flora antica ini-ziata alia fine dell'Ottocento allor-che nei giardino della casa del Vet-tii, appena riportato alia luce, ven-nero reimpiantate le stesse specie vegetal! che erano state trovate af-frescate sulle pareti del peristilio. 0 come quando con Giuseppe Fiorelli prima, Antonio Sogliano, Vittorio Spinazzola e Amedeo Maiuri, in successione, vennero piantari i ci-
pressi lungo la via dei Sepolcri, si ripristinarono i giardini antichi, si ricostrui 1'architettura verde del giardino di Loerio Tiburtino e fu allestita la scenografia della Grande Palestra.
Insomma, 1'Orto botanico, nelle intenzioni della Soprintendenza, dovra diventare sede di una docu-mentazione storica, culturale e scientifica unica nei suo genere. D'altra parte e la stessa Pompei ad essere un laboratorio unico al mon-do: qualche anno fa venne indivi-duato un vivaio antico di 20 secoli nei quale, al momento dell'eruzio-ne, erano in allevamento talee di noccioli, peschi, pruni, fichi, per un numero di 160 piante, facendo cost capire quali fossero le specie piu richieste sul mercato cittadino. L'Orto sara anche usato quale spa-zio elettivo di rnostre a tema e conferenze. Una prima esposizione e prevista per maggio 2007 e propor-ra, in piccolo, attraverso pannelli e ricostruzioni, la grande mostra di Firenze sui «Giardini antichi da Ba-bilonia a Roma».
La ricerca delVartista egiziana ma simbolicaforesta di veli tra wrismo e trasfigurazione
Un vasto' laboratorio che confluisce nell'opera esposta da Lia Rumma, sottil-mente sospesa tra atmosfere cittadine e sfumature liriche. Dal soffitto cadono tele trasparenti, sulle quali sono stampate im-magini singole a grandezza naturale della popolazione cairota. Sequenze di ritratti monumentali in bianco e nero: militari, anziani, ragazzi, donne. Volti spesso di-stratti. Viene evocato il caos che e possibi-le ritrovare attraversando le strade del Cairo. Fenomeni opposti: la moltiplicazio-ne delle identita e, insieme, la solitudine. Ogni sagoma sta accanto alle altre sago-me: ma e drammaticamente sola.
Ci troviamo dinanzi a una sorta di affresco sincopato, ispirato alle contraddi-zioni che caratterizzano la vita delle mega-lopoli. Quasi una riscrittura dell'imponen-te dipinto di Pellizza da Volpedo, «I1 Quar­to Stato». Di fronte a noi, si stagliano tante figure, simili a sculture iperrealiste. Sono monumentali, eppure prive di peso, di consistenza: imprendibili, come fantasmi.
Nei richiamarsi alle delicate soluzioni formali adottate dagli artisti egiziani tradi-zionali, la Nairn si porta al di la dei vincoli della «cronaca». Imprime i profili dei suoi «eroi per caso» su stoffe leggere, suggeren-do climi vagamente favolistici. Spegne ogni suono: il bianco delle tele trasmette silenzio.
Viaggiamo tra verismo e trasfigurazio-ne. L'ambiguita viene accentuata dai pan­nelli di alluminio che dividono le varie comparse: separe interamente cosparsi di strati di colore, che, con la loro intensita informale, trasgrediscono ogni descrizio-ne. L'obiettivo e quello di favorire la colli-sione tra fedelta fotografica e astrazione cromatica. Nei segno di una ricerca profon-damente «politica», tesa a svelare la realta attraverso 1'immaginazione che la mette a riudo.

 

Ma, soprattutto, su volti. La Nairn scatta fotografie a personaggi fortuitamente in-contrati nel corso di lunghe passeggiate. Questo lavoro rabdomantico si Integra con il desiderio di «ripercorrere» i territori della memoria: si recuperano ritagli di giornali e vecchi album di famiglia.
La ricerca deWarkista egiziana um simbolicaforesta di veli tm verismo e trasfzgumziom
Un vasto laboratorio che confluisce nell'opera esposta da Lia Rumma, sottil-mente sospesa tra atmosfere cittadine e sfumature liriche. Dal soffitto cadono tele trasparenti, sulle quali sono stampate im-magini singole a grandezza naturale della popolazione cairota. Sequenze di ritratti monumentali in bianco e nero: militari, anziani, ragazzi, donne. Volti spesso di-stratti. Viene evocato il caos che e possibi-le ritrovare attraversando Ie strade del Cairo. Fenomeni opposti: la moltiplicazio-ne delle identita e, insieme, la solitudine. Ogni sagoma sta accanto alle altre sago-me: ma e drammaticamente sola.
Ci troviamo dinanzi a una sorta di affresco sincopato, ispirato alle contraddi-zioni che caratterizzano la vita delle mega-lopoli. Quasi una riscrittura dell'imponen-te dipinto di Pellizza da Volpedo, «I1 Quar­to Stato». Di fronte a noi, si stagliano tante figure, simili a sculture iperrealiste. Sono monumentali, eppure prive di peso, di consistenza: imprendibili, come fantasmi.
Nel richiamarsi alle delicate soluziom formali adottate dagli artisti egiziani tradi-zionali, la Nairn si porta al di la dei vincoli della «cronaca». Imprime i profili dei suoi «eroi per caso» su stoffe leggere, suggeren-do climi vagamente favolistici. Spegne ogni suono: il bianco delle tele trasmette silenzio.
Viaggiamo tra verismo e trasfigurazio-ne. L'ambiguitaviene accentuata dai pan-nelli di alluminio che dividono Ie varie comparse: separe interamente cosparsi di strati di colore, che, con la loro intensita informale, trasgrediscono ogni descrizio-ne. L'obiettivo e quello di favorire la colli-sione tra fedelta fotografica e astrazione cromatica. Nel segno di una ricerca profon-damente «politica», tesa a svelare la realta attraverso 1'immaginazione che la mette a nudo.

IN MOSTRA DA LIA ROEWiMA
Nairn, un dedalo di solitudini nel Cairo di ogfii
ViNCENZO trione
la galleria di Lia Rumma (in via Vannella Gaetani, 12), dove stasera sara inaugurata la mostra di Sabah Nairn, e stata trasforma-ta in una foresta di veli. Un labirinto leggerissimo, in cui si sfiorano ambiti diversi: con abilita, una dimensione docu-mentaria viene saldata con un'attitudine poetica.
All'origine dell'installazione presenta-ta vi e un'attenta ricognizione del reale:
uno scavo dentro scrigni pubblici e priva-ti. Sorretta da una sincera tensione civile e sociale, la quarantenne artista egiziana -invitata, nellasezione«Smottamenti», del-1'ultima edizione della Biennale di Vene-zia, tra Ie protagoniste della prestigiosa rassegna intitolata «Africa Remix» (tenuta-si al Museum Kunst Palast di Diisseldorf alia Hayward Gallery di Londra, al Centre Georges Pompidou di Parigi e al Mori Art Museum di Tokyo) - muove sempre da attente ricognizioni urbane. Lontana dal rigorismo concettuale, in linea con molte «voci» della sua generazione, non vuole ripetere i modelli cari al minimalismo. Con forza, awerte il bisogno di comunica-re, recuperando i modi di un'arte s'ensibile alia sfera dei contenuti, nella prospettiva di un sofisticato verismo.
Si colloca in una posizione obliqua rispetto ai fenomeni, per soffermarsi pre-valentemente su indizi minimi: su episodi e barlumi, su inciampi e passaggi avuoto. Ma, soprattutto, su volti. La Nairn scatta fotografie a personaggi fortuitamente in-contrati nel corso di lunghe passeggiate. Questo lavoro rabdomantico si Integra con il desiderio di «ripercorrere» i territori della memoria: si recuperano ritagli di giornali e vecchi album di famiglia.

Daniele, finahnente
FeritounpammAfghamstan. DAlema: laguemgliaamvaaHerat
Vivere daostaggio con i Taliban
dal nostro inviato
DANIELE MASTROGIACOMO
LASHKARGAH
3ER DUE SETTIMANE, per quindici lunghi giorni e quindici notti infinite, ho vissuto l. con i Taliban. Sempre prigioniero, sempre gatoirianicpicdi.Mihannolrascinaloingiroin

CONCITADEGREGORIO ^
COMF. UN pugile chehavinto." Quindici round durati quin­dici giorni: il match della vi­ta. Daniele e ricomparso al suo mondo cosi: con una felpa larga e scolorita di quelle col cappuccio, gli zoccoli da spogliatoio, Ie brac-cia alzate in segno di vittoria e i den I i ancora stretti, il sorriso largo siilla mascclla serrata. Sembrava un cainpiono di boxe, dawero. Ono clic si e giocato la partitapiu incrcdibile che esista, quella che non H puoi ncmmeno immagina-re. E rimasto un altimo a godersi lo spcttacolo dall'alto della scaletta, Ie luci delle telecamere, la folla sot-to gli ombrellidi una notte gelida di pioggia ma chi se ne importa del freddo e dell'acqua, adesso, non li scnti noppiirc: hraccia in I'lllo
CHE NE e di Adjma] Nashk-bandi, il venticinqiicnne giornalisia afgano, iiilri[)re-tedi Daniele? Ieri poincriggio, Ibn-ti della sicurezza al'gana hanno informalmente comunicalo ill Hos dei carabinieri che il raga/./.o .sarch-be da luned'i scorso «a clis|)o.si/io-ne» del "National Security I )ii'rfto-ratc" (Nsd), il Scrvi/.io segrcto del

Una installazione dell'ardsta egiziana da LiaRumma fino al 20 maggio
Un labirinto di voiti tea la folla per abbattere tutte Ie bamere
SabahNaim: "Raccotitokstorieanonimedelladttd
RENATACARAGUANO STELLA CERVASIO
E COME aver reso visiva la storia che lo scrinore egizfano 'Ala al-Aswani (ospite di Galassia nei giorniscorsi) raccontanel bestsel­ler piu noto di tutto il mondo ara-bo: "Palazzo Yacoubian" (Feltri-nelli, 2006), definito "la comedie humaine dell'Egitto contempora-neo". Un mixdi razze e destinidel-la gente cairota catturato anche dall'artista egiziana Sabah Nairn in una installazione "affollata" nellagalleriaLia Rumma (via Vannella Gaeta-ni, 12).
Tanti   teli bianchi traspa-renti sospesi al soffitto senza toccare terra, su cui sono stam-pate Ie immagi-ni di persone colte tra la folla di passanti del Cairo, proprio — caso vuole — vicino all'antico palazzo Yacou­bian costruito da un ricco ar-meno, dove lo scrittore concit-tadino e amico della Nairn ave-va lo studio di dentistaedeicui abitanti descri-ve intrecci e le-gami. Ritratti di gente comune, eroi per un gior-
no grazie alTarte, che sembrano avanzare verso 1'osservatore invi-tandolo a mischiarsi fra loro per condividere quell'unico destino e conoscere piu da vicino cio che di solito non e dato sapere in seguito a un incontro fortuito, all'incro-ciarsi per un attimo in strada. Vale tanto per 1'Egitto postcoloniale,
dove 1'attesa supera 1'azione, quanto per il mondo occidentale tutto intero, dove la diffidenzaver-sol"'altro"costruisceunniondodi monadi senza contatto. Tra un te-loel'altro,traunapersonael'altra, s'interpongono sottili lastre di metallo dipinte a strati, che 1'arti-sta considera barriere come quel-le che insorgono o preesistono ai rapporti umani. II visitatore puo idealmente spostarle o eliminarle del tutto, addentrandosi nella fol­la come in un labirinto.
il suo ruolo, somde; donne dallo sguardo intento e pensoso; anzia-ni che rispecchiano il miscuglio delle razze, (••il venti per cento donne, 1'ortanta per cento invece sono uomini, rispecchiando reali-sticamente la composizione della folla che si puo incontrare al Cai-ro»). Ma nienie bambini, «perche 1'espressione del loro viso non ha ancora registraro 1'accumularsi dell'esperienza. I piu giovani rap-presentano il futuro: io sono piu interessata ail'oggi», osserva Sa­bahNaim
sui teli invitano a indugiare sulla persona raffigurata e a non fer-marsi all'apparenza. La memoria gjoca un ruolo determinante nel-1'investigazione del presente. Co­me la stessa artista dichiara, non e un fissare 1'immagine nel passato, ma continuare un dialogo che il tempo ha interrotto, non e una reale nostalgia, ma un fermarsi sulla levita delle cose. In questa mostra per la prima volta 1'artista non ha riproposto le sue installa-zioni con i quotidiani
arrotolati e posti accanto a foto di persone tratte dalle stes-se pagine. L'in-consapevole ri-mandoeaun'o-pera di Kounel-lis come quella del '96 fatta con rotoli di piombo e tessuto incas-sata in un muro al piano terra
ITEU
L'artista egiziana Sabah Nairn sospende dal soffitto una serie di teli trasparenti su cui sono stampate le foto in bianco e nero di persone colte tra la folla del Cairo che accolgono il visitatore come in un labirinto della conoscenza
e posti accanto a foto di persone tratte dalle stes-se pagine. L'in-consapevole ri-mandoeaun'o-pera di Kounel-lis come quella del '96 fatta con rotoli di piombo e tessuto incas-sata in un muro al piano terra del Madre.

Sabah Nairn ha partecipato alia 50esima Biennale di Ve-nezia con il vi­deo "People of the city", girato nel 2003 al Cai­ro. Una storia in tre capitoli gira-ta dall'artista con un sistema tipo candid ca­mera: 1'obietti-vo  nascosto puntasu tre sce­ne di cui due fis-se (una strada del Cairo e una stazione del metro) e la terza ri-propone immagini di folla in van punti della cina. In tutte e tre in-terviene con un uso del colore che creapitturainmovimento:l'astra-zione si sovrappone alia flgurazio-ne in un gioco di molteplici riman-di di lettura di chiara derivazione concettuale.